Gestione magazzino: cos'è, metodi e come ottimizzarla in produzione
03 novembre 2026
Indice
- Cos'è la gestione magazzino e quali obiettivi ha
- Cosa contiene il magazzino di un'azienda manifatturiera
- Giacenza e disponibilità: i numeri che contano
- Metodi di gestione delle scorte
- Valorizzazione e inventario del magazzino
- Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto
- Il legame tra magazzino, distinta base e MRP
- Come ottimizzare la gestione magazzino: KPI e strumenti
Metronomo.Net
Il software nato in produzione, per la produzione
Indice
- Cos'è la gestione magazzino e quali obiettivi ha
- Cosa contiene il magazzino di un'azienda manifatturiera
- Giacenza e disponibilità: i numeri che contano
- Metodi di gestione delle scorte
- Valorizzazione e inventario del magazzino
- Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto
- Il legame tra magazzino, distinta base e MRP
- Come ottimizzare la gestione magazzino: KPI e strumenti
La gestione magazzino è l'insieme di attività, regole e strumenti con cui un'azienda riceve, conserva, movimenta, registra e valorizza i materiali, in modo che siano disponibili quando servono senza immobilizzare più capitale del necessario. In officina il problema tipico è noto: il gestionale dice che la barra c'è, ma è già impegnata su un altro ordine oppure si trova ancora dal terzista. Questa guida raccoglie i principi validi per ogni magazzino, con un focus sul magazzino di produzione: materie prime, semilavorati, prodotti finiti, utensili e materiale presso terzi.
In questa guida
Cos'è la gestione magazzino e quali obiettivi ha
Cosa contiene il magazzino di un'azienda manifatturiera
Giacenza e disponibilità: i numeri che contano
Metodi di gestione delle scorte
Valorizzazione e inventario del magazzino
Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto
Il legame tra magazzino, distinta base e MRP
Come ottimizzare la gestione magazzino: KPI e strumenti
Cos'è la gestione magazzino e quali obiettivi ha
Gestire il magazzino significa governare i flussi di materiale in entrata e in uscita e le informazioni che li descrivono: quanto materiale c'è, dove si trova, a cosa è destinato e quanto vale. Tra i compiti della logistica industriale, la letteratura indica quello di stabilire i livelli di scorta in modo da soddisfare la domanda prevista con il miglior uso delle risorse disponibili.
Una gestione poco sincronizzata con acquisti e produzione espone a due rischi opposti:
rottura di stock: il materiale manca quando serve, la produzione si blocca e le consegne slittano;
sovrascorta: il materiale in eccesso immobilizza capitale, occupa spazio e rischia di diventare obsoleto.
Gli obiettivi sono quindi tre: disponibilità del materiale per produzione e consegne, capitale circolante sotto controllo (le scorte non producono valore aggiunto e costano ben oltre il prezzo d'acquisto) e un dato di magazzino affidabile su cui pianificare. Il magazzino non è il punto terminale passivo della catena: la situazione delle scorte alimenta il calcolo dei fabbisogni, le proposte d'acquisto e la valorizzazione delle rimanenze. Per questo la sua gestione è un tassello della più ampia gestione della produzione.
Esempio illustrativo: un'officina avvia una commessa perché a sistema risultano dieci barre di acciaio a giacenza; al prelievo scopre che sono già destinate a un altro ordine e la commessa si ferma. La giacenza c'era, la disponibilità no.
Gestione magazzino, gestione scorte e logistica: differenze
I tre termini sono spesso usati come sinonimi, ma indicano livelli diversi:
| Ambito | Di cosa si occupa |
|---|---|
| Gestione magazzino | Operatività e controllo di ciò che è in stock: spazi, ubicazioni, carichi, scarichi, registrazioni, inventari |
| Gestione delle scorte | Decisioni su quanto e quando ordinare o produrre: scorta di sicurezza, punto di riordino, lotto d'ordine |
| Logistica di magazzino | Flussi fisici e informativi che collegano fornitori, produzione, stoccaggio e distribuzione |
La gestione delle scorte, in particolare, si riduce a due domande: quanto ordinare (o produrre) per ciascun articolo e quando emettere l'ordine.
I problemi più comuni
Le criticità ricorrenti nascono quasi sempre da un disallineamento tra ciò che c'è sugli scaffali e ciò che risulta a sistema:
Inventario non allineato: un dato sbagliato si traduce in ordini non evadibili o in riordini tardivi o eccessivi (vedi Valorizzazione e inventario del magazzino).
Prelievi non registrati o registrati in ritardo: le operazioni manuali, ripetute decine di volte al giorno, aumentano la probabilità di errore (vedi Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto).
Giacenza letta come disponibilità: si considera libero materiale già impegnato su altri ordini (vedi Giacenza e disponibilità).
Materiale presso terzi non tracciato: semilavorati dal terzista che spariscono dal radar della pianificazione (vedi Il materiale in conto lavoro presso i terzisti).
Documenti scollegati dalle giacenze: DDT, ordini e fatture che non aggiornano il magazzino costringono a registrare due volte la stessa operazione (vedi Come ottimizzare la gestione magazzino).
Cosa contiene il magazzino di un'azienda manifatturiera
In un'azienda di produzione il magazzino non è uno solo: convivono tipologie di materiale con funzioni, regole di riordino e criteri di valorizzazione diversi. Il principio contabile OIC 13 elenca tra le rimanenze materie prime, materie sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione, semilavorati, merci e prodotti finiti. Sul piano operativo si aggiungono utensili e attrezzature e il materiale che si trova fuori sede.
| Tipologia | Esempi in officina meccanica | Chi la usa | Criticità tipica |
|---|---|---|---|
| Materie prime e componenti d'acquisto | Barre, lamiere, getti, minuteria | Produzione, acquisti | Giacenza già impegnata, lead time del fornitore |
| Semilavorati e WIP | Pezzi torniti in attesa di fresatura o trattamento | Reparti produttivi | Stock tra le fasi non registrato |
| Prodotti finiti | Particolari pronti per la spedizione | Logistica, commerciale | Scorta ferma se non legata agli ordini |
| Utensili, attrezzature e MRO | Inserti, frese, attrezzature di staffaggio, lubrificanti, ricambi | Attrezzisti, manutenzione | Utensile non trovato al momento della predisposizione |
| Materiale presso terzi | Semilavorato tornito dal terzista per il trattamento termico | Acquisti, pianificazione | Giacenza "invisibile" a sistema |
Materie prime, semilavorati e prodotti finiti
Le materie prime sono i fattori produttivi in entrata destinati alla trasformazione; vi si assimilano i materiali ausiliari, distinti in materiali di consumo e ricambi. I semilavorati, detti anche WIP (work in progress), hanno subito alcune trasformazioni ma non sono ultimati e fanno da raccordo tra fasi con capacità diverse. I prodotti finiti hanno concluso il ciclo e sono pronti per la vendita. L'OIC 13 distingue inoltre i prodotti in corso di lavorazione (materiali, parti e assiemi in avanzamento) dai semilavorati (parti finite di produzione interna destinate a un processo successivo).
La stessa giacenza ha quindi un significato diverso a seconda della tipologia:
per la materia prima misura la copertura dei fabbisogni futuri;
per il semilavorato misura il flusso tra una fase e l'altra;
per il prodotto finito misura il servizio al cliente: un finito su commessa ha già un destinatario, uno a scorta attende l'ordine.
Utensili, attrezzature e materiali MRO
Utensili, attrezzature e materiali MRO non entrano nel prodotto, ma bloccano la produzione se mancano. Basta non trovare l'utensile giusto durante la predisposizione della macchina per far slittare una consegna, e un utensile usurato non sostituito aumenta gli scarti. All'opposto, tenere troppi utensili o sostituirli prematuramente genera sprechi e obsolescenza. Gestire bene questo magazzino significa sapere in ogni momento quanti utensili ci sono, dove si trovano, in quale stato sono e quali vanno riordinati.
Lubrificanti, ricambi e materiali di consumo sono articoli a domanda indipendente: il loro fabbisogno non deriva dal piano di produzione e va stimato con previsioni statistiche, di norma con un punto di riordino.
Il materiale in conto lavoro presso i terzisti
Il materiale inviato a un terzista resta di proprietà del committente. L'OIC 13 lo conferma: tra le rimanenze rientrano le giacenze di proprietà presso terzi in conto deposito, lavorazione o prova, mentre ne sono esclusi i beni ricevuti da terzi in conto lavorazione o deposito.
Sul piano gestionale il rischio è una giacenza "invisibile": il materiale esce dall'officina, ma se a sistema non viene trasferito in un deposito esterno dedicato al terzista falsa sia la disponibilità sia il calcolo dei fabbisogni. Per documenti di trasporto, causali e aspetti fiscali si rimanda alla guida sul conto lavoro.
Giacenza e disponibilità: i numeri che contano
La giacenza dice quanto materiale c'è; la disponibilità dice quanto se ne può davvero usare. È la distinzione più importante per chi pianifica, perché un riordino deciso guardando solo la giacenza rischia di partire tardi o di non partire affatto. La letteratura di logistica industriale è esplicita: per verificare se si è raggiunto il livello di riordino occorre considerare la giacenza disponibile, non quella fisica.
Giacenza fisica, impegnato e ordinato
Le grandezze di base sono tre, più una che ne deriva:
Giacenza fisica: la quantità materialmente presente in un dato istante, compresi i depositi esterni di proprietà, come quelli presso i terzisti.
Impegnato: la quantità già destinata a un utilizzo, come gli ordini di produzione lanciati o gli ordini cliente confermati, e quindi non più libera.
Ordinato: la quantità in arrivo per ordini già emessi verso fornitori, terzisti o la produzione interna.
Da ordinare: la quantità che resta da acquistare o produrre per coprire i fabbisogni, al netto di giacenze e ordini in corso.
L'impegno nasce da un evento preciso: il lancio di un ordine di produzione, che riserva i componenti previsti dalla distinta base, oppure la conferma di un ordine cliente.
Come si calcola la disponibilità
La formula generale è:
Disponibilità = giacenza fisica − impegnato + ordinato
In assenza di impegni la disponibilità coincide con giacenza più ordinato. Il perimetro del calcolo va però definito nel proprio gestionale: orizzonte temporale e ordini da includere (solo confermati o anche in attesa di conferma). Si distingue così tra disponibilità attuale e disponibilità proiettata a una data, che colloca nel tempo giacenza, allocazioni, ordini cliente confermati, ricevimenti attesi e ordini fornitore già emessi.
Esempio illustrativo su una barra tonda in acciaio, con un livello di riordino di 30 barre che comprende 10 barre di scorta di sicurezza:
| Situazione | Giacenza fisica | Impegnato | Ordinato | Disponibilità | Livello di riordino | Da ordinare? |
|---|---|---|---|---|---|---|
| A: nessun ordine in arrivo | 40 | 35 | 0 | 5 | 30 | Sì |
| B: 40 barre in arrivo | 40 | 35 | 40 | 45 | 30 | No |
In entrambi i casi la giacenza è di 40 barre e, guardando solo quella, nessuno riordinerebbe. È la disponibilità a mostrare che nel caso A il materiale libero è quasi esaurito.
Metodi di gestione delle scorte
Tre leve decidono quanto materiale tenere e quando riordinarlo: scorta di sicurezza, punto di riordino e scelta tra riordino a punto fisso, a fabbisogno o just in time. La classificazione ABC indica poi dove concentrare il controllo. Alla base c'è una distinzione: i materiali a domanda dipendente entrano nel prodotto e il loro fabbisogno deriva dal piano di produzione; quelli a domanda indipendente vanno stimati con previsioni statistiche.
| Metodo | Logica | Articoli adatti | Dati necessari | Rischio principale |
|---|---|---|---|---|
| Punto di riordino | Si ordina quando la disponibilità scende sotto una soglia | Alta rotazione e basso costo: minuteria, consumabili, MRO | Consumo medio e sua variabilità, lead time | Si basa sul passato: soffre stagionalità e picchi |
| A fabbisogno (MRP) | Si ordina ciò che serve agli ordini pianificati, al netto della disponibilità | Materie prime, componenti, semilavorati di commessa | Piano di produzione, distinta base, giacenze, ordini, lead time | Dati non aggiornati producono output errati |
| Just in time | Si produce o approvvigiona solo ciò che è venduto o lo sarà a breve | Articoli costosi, a bassa rotazione o soggetti a obsolescenza | Fabbisogni certi, fornitori affidabili e coinvolti | Nessun margine: un ritardo di fornitura blocca la produzione |
Scorta di sicurezza
La scorta di sicurezza assorbe gli imprevisti: domanda superiore alle previsioni, ritardi del fornitore, fermi macchina, ritardi nelle registrazioni di magazzino. Troppo alta aumenta i costi di mantenimento e immobilizza capitale; troppo bassa espone a rotture di stock. La formula più semplice moltiplica il consumo per i giorni di copertura desiderati:
Scorta di sicurezza = consumo medio giornaliero × giorni di sicurezza
Quando la domanda è variabile si usa la versione statistica, legata al livello di servizio obiettivo: Z × deviazione standard della domanda × √lead time, dove Z vale circa 1,65 per un livello di servizio del 95%. Domanda e lead time vanno espressi nella stessa unità di tempo.
Punto di riordino
Il punto di riordino è la soglia di disponibilità che fa scattare l'ordine. Deve coprire il consumo previsto durante il lead time di approvvigionamento, cioè il tempo tra l'emissione dell'ordine e l'arrivo del materiale, più la scorta di sicurezza:
Punto di riordino = consumo medio giornaliero × lead time + scorta di sicurezza
Esempio illustrativo per un componente d'acquisto:
consumo medio: 20 pezzi al giorno;
lead time del fornitore: 10 giorni;
scorta di sicurezza: 20 pezzi × 3 giorni = 60 pezzi;
punto di riordino: 20 × 10 + 60 = 260 pezzi.
Un punto troppo basso fa arrivare il materiale dopo l'esaurimento della scorta; uno troppo alto aumenta la giacenza media. Nel riordino a punto fisso il controllo avviene a ogni scarico; nel riordino periodico si verifica a intervalli fissi, con una scorta di sicurezza più alta perché deve coprire un arco di tempo più lungo.
Riordino a fabbisogno e just in time
Per i materiali legati alla distinta base il punto di riordino è poco adatto: il loro fabbisogno non segue il consumo storico, ma il piano di produzione. Qui si applica il riordino a fabbisogno calcolato dall'MRP, che esplode la distinta e propone acquisti e produzioni per quantità e date (vedi Il legame tra magazzino, distinta base e MRP). Poiché ragiona sui fabbisogni futuri e non sul dato storico, l'MRP tende ad abbassare i livelli delle scorte.
Il just in time porta questa logica all'estremo: si produce o si approvvigiona solo ciò che è già venduto o lo sarà a breve. Richiede fornitori affidabili e coinvolti con procedure strutturate, perché senza scorte di protezione un ritardo di fornitura si traduce subito in un fermo.
In officina i metodi convivono: punto di riordino per minuteria, consumabili e MRO, fabbisogno MRP per i materiali di commessa. Anche le fonti di settore osservano che oggi predominano soluzioni miste.
Classificazione ABC
La classificazione ABC (o analisi di Pareto) ordina gli articoli per valore dei consumi, calcolato come fabbisogno annuo per costo unitario:
classe A: pochi articoli che concentrano gran parte del valore; richiedono previsioni accurate e verifiche inventariali frequenti;
classe B: articoli intermedi, con un livello di attenzione intermedio;
classe C: molti articoli che nel complesso valgono poco; si gestiscono con controlli più radi, accettando una scorta un po' più abbondante senza sprechi rilevanti.
Come ordine di grandezza, la letteratura riporta che spesso circa l'80% del valore si concentra sul 15-20% dei codici. Le soglie però non sono fisse: ogni azienda le definisce in base alla concentrazione reale del proprio magazzino.
Valorizzazione e inventario del magazzino
Valorizzare il magazzino serve al bilancio, dove le rimanenze figurano tra le attività, e al controllo di gestione, perché il valore dei materiali consumati entra nei costi di produzione e quindi nei margini.
Secondo il codice civile (art. 2426, n. 9) e il principio contabile OIC 13, le rimanenze si iscrivono al minore tra il costo di acquisto o di produzione e il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato. Il costo di acquisto comprende gli oneri accessori; il costo di produzione comprende i costi direttamente imputabili e una quota ragionevole di costi indiretti, ma esclude i costi di distribuzione. Le scelte di bilancio e i loro riflessi fiscali vanno condivisi con il commercialista.
Un chiarimento utile: per l'OIC 13 FIFO, LIFO e costo medio sono ipotesi sul flusso dei costi ("si assume che..."), non descrivono necessariamente l'ordine fisico con cui i materiali escono dagli scaffali.
FIFO, LIFO e costo medio ponderato
Il metodo generale è il costo specifico, che attribuisce a ogni unità il suo costo effettivo. Per i beni fungibili, cioè con le stesse caratteristiche e scambiabili tra loro, l'art. 2426, n. 10 del codice civile e l'OIC 13 ammettono tre alternative:
FIFO (primo entrato, primo uscito): si assume che escano per prime le quantità più remote; a magazzino restano le più recenti.
LIFO (ultimo entrato, primo uscito): si assume che escano per prime le quantità più recenti; a magazzino restano le più remote.
Costo medio ponderato: media ponderata tra esistenze iniziali e carichi, calcolata per movimento (dopo ogni carico) o per periodo.
Esempio illustrativo: due carichi di 100 barre, il primo a 10 € e il secondo a 12 €, poi uno scarico di 120 barre.
| Metodo | Valore dello scarico | Valore delle 80 barre rimaste |
|---|---|---|
| FIFO | 100 × 10 + 20 × 12 = 1.240 € | 80 × 12 = 960 € |
| LIFO | 100 × 12 + 20 × 10 = 1.400 € | 80 × 10 = 800 € |
| Costo medio ponderato | 120 × 11 = 1.320 € | 80 × 11 = 880 € |
Con prezzi crescenti il FIFO espone le rimanenze a costi recenti e riduce il costo del venduto; il LIFO contrappone ai ricavi i costi più recenti ma sottovaluta le rimanenze; il costo medio si colloca in mezzo. Il metodo va applicato con costanza nel tempo e, se il valore ottenuto differisce in misura apprezzabile dai costi correnti di fine esercizio, la differenza va indicata in nota integrativa. I principi contabili internazionali (IAS 2), obbligatori ad esempio per le società quotate, non ammettono il LIFO.
Inventario fisico e inventario rotativo
L'inventario fisico confronta le quantità contate con quelle registrate e consente di rettificare le differenze. Gli approcci principali sono due:
inventario annuale (di fine esercizio): conteggio completo, una volta l'anno, che conferma l'inventario contabile; richiede molto tempo concentrato in pochi giorni e fa emergere solo alla fine le differenze accumulate;
inventario rotativo (ciclico): conteggi regolari di gruppi di articoli distribuiti nell'anno in periodi definiti; riduce i fermi, intercetta prima gli errori e si lega alla classificazione ABC, contando gli articoli di classe A più spesso di quelli di classe C.
Quando la giacenza è aggiornata a ogni movimento si parla di inventario permanente. Sul piano normativo, l'inventario di fine esercizio resta un adempimento richiesto alle imprese e, oltre determinate soglie di ricavi e di valore delle rimanenze, le norme fiscali impongono la tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino.
L'efficacia dei conteggi si misura con l'accuratezza inventariale, il grado di coincidenza tra giacenza fisica e giacenza a sistema, ripresa tra i KPI.
Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto
Le formule di scorta e di disponibilità funzionano solo se il dato di partenza è corretto. Una delle fonti riassume le condizioni in quattro pilastri: organizzare fisicamente il magazzino con ubicazioni chiare, tracciare ogni movimento con documenti accurati, formare il personale e analizzare periodicamente i dati.
Codifica degli articoli e ubicazioni
Ogni articolo deve avere un codice univoco: senza una codifica strutturata anche il sistema più evoluto genera confusione invece che ordine. Alcune regole pratiche:
un codice identifica un solo articolo e un articolo ha un solo codice;
meglio evitare codici "parlanti" ambigui, che diventano incoerenti quando cambiano misure o materiali;
le varianti (diametro, lunghezza, trattamento) vanno gestite in modo esplicito, non con descrizioni libere;
al codice si affiancano categorie omogenee, utili come filtro per analizzare i movimenti.
Esempio illustrativo: una radice per la famiglia "barre tonde" seguita da un progressivo, con materiale, diametro e lunghezza registrati come attributi in anagrafica anziché incorporati nel codice.
Le merci vanno poi disposte in ubicazioni studiate in base alle proprietà degli articoli (dimensioni, durata, maneggevolezza) ed etichettate per un riconoscimento immediato: in officina significa sapere dove stanno barre e lamiere, quale scaffale ospita gli utensili e dove sostano i semilavorati tra una fase e l'altra. Layout, mezzi di movimentazione e sicurezza completano il quadro, ma riguardano più la logistica fisica che il controllo delle scorte.
Movimenti, lotti e matricole
Ogni movimento va registrato con la sua causale: carico da fornitore, scarico per produzione o vendita, trasferimento tra depositi, reso, invio in lavorazione. Documenti accurati garantiscono tracciabilità e rintracciabilità, allineamento del magazzino a quantità e valore e verifica della rotazione. Collegare ordini, DDT e fatture alle giacenze evita di registrare due volte la stessa operazione.
Per la tracciabilità si usano due livelli:
il lotto identifica una partita, in ingresso dal fornitore o di produzione interna (per esempio una colata di acciaio o un gruppo di pezzi lavorati insieme);
la matricola identifica il singolo pezzo.
Esempio illustrativo: un cliente contesta un particolare. Con i lotti registrati a ogni movimento si risale dal pezzo spedito alla colata della barra d'origine e si verificano solo i pezzi ricavati da quella colata.
I codici a barre (e, dove serve, l'RFID) sostituiscono la digitazione manuale dei codici: velocizzano carichi, prelievi e spedizioni ed eliminano gli errori di battitura. Da soli però non bastano: senza una gestione ordinata di lotti e matricole i dispositivi di lettura non portano valore reale.
Il legame tra magazzino, distinta base e MRP
Nelle aziende di produzione il magazzino è il punto d'appoggio della pianificazione. L'MRP è una tecnica deterministica che calcola i fabbisogni netti, in quantità e tempi, dei materiali a domanda dipendente necessari al piano di produzione. Riceve tre input (piano principale di produzione, distinte base, situazione delle scorte) e restituisce ordini pianificati di produzione e di acquisto. Il flusso, in sintesi:
ordine cliente o previsione, che alimenta il piano di produzione;
distinta base, che indica componenti e quantità per ogni prodotto;
fabbisogno lordo di ciascun componente;
disponibilità a magazzino (giacenza − impegnato + ordinato);
fabbisogno netto;
proposte di acquisto e di produzione, collocate nel tempo in base al lead time.
Per approfondire il calcolo si rimanda alla guida all'MRP (Material Requirements Planning).
Dalla distinta base agli impegni di materiale
La distinta base rappresenta le relazioni tra materie prime, semilavorati e prodotto finito, con i rispettivi rapporti quantitativi. L'MRP la esamina livello per livello (esplosione) e verifica quali materiali sono già disponibili a magazzino. Quando un ordine di produzione viene lanciato, i componenti previsti diventano impegni: la giacenza resta invariata, la disponibilità diminuisce.
Poi arriva il prelievo: il materiale esce fisicamente e va scaricato a fronte dell'ordine. Se il prelievo non viene registrato, o viene registrato con giorni di ritardo, magazzino e MRP divergono. Come avverte una delle fonti, se la situazione dei magazzini non è aggiornata gli output del programma risultano errati; lo stesso accade se piano di produzione o lead time dei fornitori non sono aggiornati. L'accuratezza del magazzino è un prerequisito della pianificazione.
Fabbisogni lordi e netti
Il fabbisogno lordo è la quantità da consegnare entro una data all'entità a valle (cliente, reparto o azienda). Il fabbisogno netto è quanto occorre effettivamente produrre o acquistare al netto di giacenze e ordini in arrivo: nell'esempio classico della letteratura, 30 pezzi da consegnare con 5 a giacenza e 5 in completamento danno un fabbisogno netto di 20.
Esempio illustrativo in officina: un ordine di 50 pezzi, con una distinta di due componenti.
| Componente | Quantità per pezzo | Fabbisogno lordo | Giacenza | Impegnato | Ordinato | Disponibilità | Fabbisogno netto |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Flangia (A) | 1 | 50 | 30 | 10 | 0 | 20 | 30 |
| Vite (B) | 4 | 200 | 150 | 0 | 100 | 250 | 0 |
Per la flangia l'MRP propone di acquistare o produrre 30 pezzi; per la vite la disponibilità copre già il fabbisogno. Il lead time colloca le proposte nel tempo: l'MRP parte dalla data in cui il materiale serve e torna indietro nel calendario dei giorni necessari per produrlo o riceverlo. La scorta di sicurezza, se prevista, protegge da variazioni impreviste dei tempi di riordino.
Come ottimizzare la gestione magazzino: KPI e strumenti
Ottimizzare non significa ridurre le scorte a ogni costo, ma trovare l'equilibrio tra costo di mantenimento e rischio di rottura. Servono indicatori misurati con regolarità, un software adeguato alla complessità del magazzino e una sequenza di interventi in ordine di priorità.
I KPI da monitorare
| KPI | Formula | Cosa indica | Leva collegata |
|---|---|---|---|
| Indice di rotazione | Uscite del periodo / giacenza media del periodo | Quante volte la scorta media ruota nel periodo | Livelli di scorta, lotti di riordino |
| Indice di durata | 1 / indice di rotazione | Tempo medio di permanenza in magazzino | Obsolescenza, articoli fermi |
| Copertura in giorni | Disponibilità / consumo medio giornaliero | Per quanti giorni il disponibile copre i consumi | Punto di riordino |
| Giacenza media | Media dei livelli di scorta ponderata per la loro durata | Quantità o valore mediamente immobilizzati | Scorta di sicurezza, lotto d'ordine |
| Livello di servizio | Ordini evasi / ordini pervenuti × 100 | Capacità di servire clienti e produzione | Scorta di sicurezza |
| Accuratezza inventariale | Articoli contati senza differenze / articoli contati × 100 | Affidabilità del dato a sistema | Inventario rotativo, registrazioni |
L'indice di rotazione si calcola a quantità o a valori (con criteri di valutazione omogenei) e va letto per confronto con attività analoghe, non in assoluto. Esempio illustrativo: con uscite annue di 3.600 pezzi e una giacenza media di 600 l'indice vale 6, cioè una durata media di circa 60 giorni su un anno di 360. Se la disponibilità è di 300 pezzi e il consumo di 10 al giorno, la copertura è di 30 giorni, da confrontare con il lead time del fornitore.
Ogni KPI rimanda a una leva: una rotazione bassa suggerisce di rivedere i livelli di scorta, una copertura inferiore al lead time segnala un riordino urgente, un'accuratezza in calo chiede di intensificare l'inventario rotativo. Non esistono valori ideali universali: contano l'andamento nel tempo e il confronto tra articoli simili.
Modulo magazzino di ERP/MES o WMS: quando serve cosa
Il software di gestione magazzino si presenta in due forme: il modulo magazzino integrato nel gestionale (ERP, eventualmente affiancato da un MES in reparto) e il WMS (Warehouse Management System), sistema specializzato nell'operatività fisica del magazzino. La scelta dipende da dove sta la complessità.
| Criterio | WMS | Modulo magazzino di ERP/MES |
|---|---|---|
| Focus | Operatività fisica: ubicazioni, percorsi di prelievo, stati delle ubicazioni | Legame tra scorte, produzione, MRP e costi |
| Quando serve | Molte ubicazioni, grandi volumi di picking, magazzini automatici, più depositi | Pianificazione su ordini e commesse, materiali a domanda dipendente |
| Dato centrale | Giacenza fisica per ubicazione | Disponibilità, impegni, fabbisogni, valorizzazione |
Un sistema ERP memorizza i dati in un'unica posizione condivisa da tutti i reparti, e l'MRP ne è storicamente il nucleo. Quando la priorità è collegare scorte, ordini di produzione e acquisti, come accade in molte PMI che pianificano con l'MRP, il modulo magazzino del gestionale è in genere lo strumento più diretto. Un sistema MES, raccogliendo i dati in reparto, può rendere più tempestive le registrazioni di consumi e avanzamenti.
Se si adotta un WMS, l'integrazione non è facoltativa: WMS ed ERP devono condividere gli stessi segnali su domanda, lead time, disponibilità e ordini aperti. In una ripartizione tipica il WMS rende affidabili la giacenza fisica e gli stati delle ubicazioni, mentre l'ERP gestisce le regole d'acquisto.
Checklist per migliorare la gestione del magazzino
Gli interventi si possono introdurre gradualmente, partendo dal più critico:
Codifica e anagrafiche pulite: un codice univoco per articolo, varianti esplicite, ubicazioni definite (vedi Codifica, ubicazioni e tracciabilità per lotto).
Inventario affidabile: affiancare al conteggio annuale un inventario rotativo, con frequenze diverse per classe ABC (vedi Valorizzazione e inventario del magazzino).
Parametri di scorta per articolo: scorta di sicurezza e punto di riordino per gli articoli a domanda indipendente, riordino a fabbisogno per quelli di distinta (vedi Metodi di gestione delle scorte).
Impegni e prelievi collegati agli ordini di produzione: ogni ordine lanciato impegna i componenti, ogni prelievo è registrato a fronte dell'ordine (vedi Il legame tra magazzino, distinta base e MRP).
Alert di sottoscorta e revisione periodica dei KPI: segnalazioni automatiche su sottoscorta, articoli in esaurimento e articoli fermi da tempo, più un controllo regolare degli indicatori (vedi I KPI da monitorare).
Per chi cerca un modulo magazzino integrato con il calcolo dei fabbisogni, il modulo Logistic&MRP di Metronomo.NET tiene aggiornata la situazione reale dei depositi di materie prime, semilavorati, prodotti finiti e utensili, indicando in ogni momento quanti articoli sono fisicamente presenti, impegnati, ordinati e da ordinare. Gestisce i sottoscorta con alert personalizzabili, i fabbisogni di produzione per singola commessa o totali e la tracciabilità dei lotti di materia prima e di prodotto finito, fino alle singole matricole. Completano il modulo le liste di packing e picking, le prebolle e la gestione delle spedizioni, con un'interfaccia grafica degli slot di stoccaggio.
Domande frequenti sulla gestione magazzino
Che differenza c'è tra giacenza e disponibilità di magazzino?+
La giacenza è la quantità fisicamente presente a magazzino, compresi i depositi esterni di proprietà. La disponibilità è quanto si può davvero usare: giacenza fisica meno impegnato (materiale già destinato a ordini di produzione o clienti) più ordinato (materiale in arrivo). Per decidere se riordinare va considerata la disponibilità, non la sola giacenza fisica.
Come si calcola il punto di riordino?+
Il punto di riordino è la soglia di disponibilità che fa scattare l'ordine. Si calcola moltiplicando il consumo medio giornaliero per il lead time di approvvigionamento e aggiungendo la scorta di sicurezza. Esempio illustrativo: 20 pezzi al giorno, 10 giorni di lead time e 60 pezzi di scorta danno un punto di riordino di 260 pezzi.
Che differenza c'è tra FIFO, LIFO e costo medio ponderato?+
Sono i metodi che l'art. 2426 del codice civile e l'OIC 13 ammettono per i beni fungibili. Il FIFO assume che escano prima le quantità più remote, il LIFO le più recenti, il costo medio ponderato usa la media tra esistenze iniziali e carichi. Con prezzi crescenti il FIFO dà rimanenze più alte, il LIFO più basse.
Ogni quanto va fatto l'inventario di magazzino?+
Almeno una volta l'anno, a fine esercizio, per determinare le rimanenze di bilancio. Per mantenere affidabile il dato durante l'anno conviene affiancare un inventario rotativo, che conta a rotazione gruppi di articoli in periodi definiti, con frequenza maggiore per gli articoli di classe A e minore per quelli di classe C.
Quando serve un WMS e quando basta il modulo magazzino del gestionale?+
Il WMS serve quando la complessità è soprattutto fisica: molte ubicazioni, grandi volumi di prelievo, magazzini automatici o più depositi. Quando la priorità è collegare scorte, ordini di produzione, MRP e costi, il modulo magazzino del gestionale ERP è in genere lo strumento più diretto. Se si adotta un WMS, deve condividere i dati con l'ERP.
Come si gestisce a magazzino il materiale presso i terzisti in conto lavoro?+
Il materiale inviato al terzista resta di proprietà del committente e, secondo l'OIC 13, rientra tra le sue rimanenze. A sistema conviene trasferirlo in un deposito esterno dedicato al terzista, così resta visibile nella giacenza e nel calcolo dei fabbisogni. Documenti di trasporto e causali sono trattati nella guida al conto lavoro.
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